Com’è bello il vino…
“Questa vita è corta,
è scritto sulla pelle.”

Mentre in Inghilterra infuriavano sesso, droga e rock’n'roll, in Italia, poveracci com’eravamo, contadini e straccioni fino a trent’anni prima, la musica rock veniva chiamata “leggera” e, più che altro, al posto della droga, si beveva vino. Come si era sempre fatto.
In Toscana, poi, di vino ne è sempre scorso a fiumi e, se i fiumi vanno tutti a sfociare in mare, a Livorno si beveva anche di più. Il quartino, in Toscana, non ha ancora perso il suo significato originario e bere non è mai stata una moda, ma quasi un bisogno primario come mangiare, nemmeno adesso che il vino è diventato, sì, di moda. Anche solo trent’anni fa, negli anni settanta, quelli che bevevano il vino non avevano la “r” moscia e il biologico era un’utopia, i solfiti una prassi e l’etanolo una pistola da roulette russa. C’è stato del vino che ti faceva diventare cieco, che ti bucava lo stomaco, che ti si attaccava al respiro peggio del fumo dei focolari sui muri delle cucine. E il vino ne portava via più dell’eroina. Il sessantotto e il settantasette appartenevano ai giovani, anticonformisti, rivoluzionari, antiborghesi, non agli operai e ai contadini che passavano le sere nelle case del popolo o nei baracci di provincia.
Il mondo “borghese” dei trentenni di provincia covava allora la propria rivolta in pancia con l’alcool oppure in gola col fumo e le grida, storditi dal lavoro, dalla famiglia, dalla vita che all’improvviso, da qualche anno, andava sempre più veloce, come stesse rotolando giù da una china impervia. Sempre più veloce.
Grottesca beffa deve essere per un alcolista morire per un cancro alla gola, sapere che, nonostante tutte le notti dormite all’addiaccio, nonostante tutte le litigate con i produttori musicali, le figure di merda, le discussioni con il pubblico, le donne amate e perdute, le partite a carte finite male, di spazio per il vino rosso ce n’era ancora, magari qualche altro anno, magari una vecchiaia intera.
Fu così che Piero Ciampi morì nel 1980, a 46 anni, con alle spalle una carriera da autore e cantautore per niente esaltante (secondo quelli del suo tempo), a parte un paio di dischi, una canzone portata al quarto posto a Sanremo da Gigliola Cinquetti e qualche spicciolo di SIAE per le canzoni scritte per Nada e pochi altri. Eppure chi gli stava vicino, i colleghi, lo prendevano sul serio, sapevano che da quell’alito marcio di rosso s’agitava una poesia inquieta e disperata, appassionata. Infatti le case discografiche c’avevano provato a fargli un contratto, ma lui s’era speso tutto l’anticipo senza scrivere una sola nota. E lo sapeva bene quel fantastico musicista di Marchetti che lo accompagnò nelle sue cose migliori, portando Ciampi, a suo modo, vicino al jazz, alla canzone colta ed elegante, un passo più avanti ai cantautori giovani con barba e chitarra che di musica sapevano ancora pochino. Se ne accorse la Vanoni che lo voleva come autore per un intero disco, ma lui non c’era, era partito all’improvviso come faceva ogni tanto: prendeva un treno, con qualche soldo in tasca, il maglione addosso, sempre quello, e partiva via, lontano dal porto di Livorno.
Dopo dieci anni dalla sua morte, come spesso capita, qualche artista si è ricordato di lui (il primo era stato uno dei suoi amici cantanti, Gino Paoli, che aveva inciso un disco di cover di canzoni ciampiane proprio nel 1980) e Ciampi è diventato un autore di culto.
Peccato che in realtà di materiale su di lui, in giro, ce ne sia proprio poco, specialmente materiale video. Anche i CD non sono più in ristampa e quasi introvabili nei negozi.
Comunque, a parzialissimo compenso, ho trovato questo spazio su Myspace che ospita il video di una comparsata in biancoenero di Ciampi su Raidue, nonché una biografia piuttosto puntuale.
Ovviamente, da vedersi, anche se il nostro è piuttosto compassato e, si intuisce, spera ancora che arrivi quel successo professionale che crede di meritare e che invece non arriverà mai…
“Una vita a precipizio
l’esistenza senza un senso
e la discesa niente ritorno
poi la salita viene crudele
come un miraggio
mentre il giorno tramontando
lascia un solco…”
(Piero Ciampi, L’assenza è un assedio).