L’anniversario di un font

Avete mai pensato di festeggiare l’anniversario di nascita di un font?
Si, proprio di un carattere da stampa.
In un mondo alieno all’Italia questo succede e lo si fa realizzando un documentario sul font in questione, con le interviste ai designer che lo usano e lo amano, proprio come se si dovesse celebrare una persona in carne ed ossa.
Il font in questione è l’Helvetica, famosissimo, salito alla statura di classico della tipografia moderna: un carattere senza grazie che ispira modernità e rigore. In realtà il carattere nasce, sì, alla fine degli anni 50 (1957), in pieno boom economico e tecnologico, ma come modifica di un carattere di fine secolo l’Akzidenz Grotesk della fonderia tedesca Berthold, che tanto moderno non lo era. Nacque senza pretese: per la fonderia Stempel era semplicemente un senza-grazie che mancava al loro catalogo. Fu soltanto nel decennio successivo che la scuola grafica svizzera lo adottò, facendolo diventare simbolo di rigore e design, utilizzandolo in composizioni austere e fredde. Il successo crebbe poi in modo smisurato quando la Linotype lo acquistò, facendolo divenire il proprio font ufficiale: da quel giorno tutte le tipografie del mondo che compravano anche i pacchetti più economici di caratteri, avevano tra le mani quel font, così versatile e semplice.
E passò poco tempo ancora perché in Italia si confondesse la grafica con l’Helvetica e da Milano, architetti e designer, lo propinarono in tutte le salse, refrattari a qualsiasi carattere con le grazie perché pareva che il design dovesse esistere solo là dove c’era rigore e Helvetica!
A consolidare una diffusione capillare, negli ultimi quindici anni è divenuto uno dei pochi font di sistema nei computer, preinstallato nei sistemi operativi che adoperiamo ogni giorno, siano essi Windows o Mac.
Come fa notare Social DesignNotes, blog di riflessione sull’utilità sociale del design, ci si chiede se il successo non sia arrivato soprattutto da una operazione commerciale su larga scala e non per le qualità intrinseche del prodotto (una domanda che il documentario nemmeno si pone).
Ma questo sinceramente non stupisce…
Questo il link al sito del documentario che ne contiene alcuni estratti nella sezione Trailer/clips. Da vedersi anche solo per curiosità, visto che difficilmente il film arriverà in Italia, se non proiettato da qualche scuola o da qualche pazzo appassionato.