Bobo di Livorno
“La poesia è il dono di portare la croce senza autorizzazione divina”
Roberto Rondelli
Quando la ragione zoppica, la tristezza sale da dentro come una marea scura, quando sembra non esserci nient’altro da fare se non disperarsi, bene, la rabbia e l’umorismo possono venirci in aiuto, sollevarci, magari con una battuta greve e amara.

Ridere diventa sfogo contro il lato sporco del mondo, sporco di un lerciume che non vien via nemmeno se il papa più lindo e puro si mettesse a lucidare usando lavapavimenti sintetizzato da estratti di suore bambine e madonne lacrimose.
Sporco più di tutti i rutti e di tutte le bestemmie, più lurido di un’offesa alla mamma, niente in confronto ad una pernacchia o ad un saluto a suon di “rottinculo”.
Bobo Rondelli è persona di una sensibilità fuori dall’ordinario e per non rincitrullire vedendo tutto lo sfascio intorno a sé, scrive e canta canzoni, con una voce calda e matura sorretta da un talento comico irrefrenabile e per questo spesso sopra le righe.
Lui è livornese e Livorno è la più cinica, amara e grottesca tra le città toscane, in cui la goliardia si sposa con un casino tutto partenopeo, affacciata sul mare ma con i polmoni sudici del fumo delle raffinerie e delle industrie chimiche.
Rondelli va visto dal vivo per gustarselo e, forse, si deve anche essere un po’ toscani per poterlo amare, per ridere di battute scatologiche, messe sempre a contrappuntare momenti commoventi, proprio per pudore, perché una risata bestiale faccia vincere lo stomaco sulle lacrime, annegando il romanticismo in liberatori budelli ditumà.
Adesso Bobo ha un sito tutto suo, ma non fatevi ingannare dalla grafica fumettosa, qui non si scherza tanto, la materia è seria e ben triste: il clown è senza trucco.
Nel sito si trovano quattro video imperdibili per chi lo ama (tra i quali, forse il migliore, è un montaggio tra la cover rondellizzata di I don’t wanna grow up e la messa in scena di un venditore ambulante con megafono, che cerca di piazzare i suoi articoli in un elenco di improbabili “Abbiamo!”) .
Io lo amo.
giugno 9th, 2006 at 0:07
E te lo immagini il Bobaccio a rivitalizzare di linfa rabelaisiana il Cioni Mario di Gaspare fu Giulia?
Te lo immagini quando si vedrà sul palco a zampettare orgoglioso e secco - come lo son tutti i lumpenproletariat di questo mondo, accomunati dalla tosse secca d’una bestemmia o d’una marea di propositi ricostruiti giorno per giorno. Come versare un gotto di vino novo in quel bicchiere sudicio che pochi hanno il coraggio d’affrontare tutte le mattine, col grugno ancora sporco di sonno.
Vai, Bobo, vai!
giugno 9th, 2006 at 10:35
L’hai visto ieri sera?
Maledetto ginocchio…non ce la faccio ancora…
Lunga vita a Roberto.
giugno 9th, 2006 at 12:41
Purtroppo no.. è che non abito più in Toscana da un paio d’anni.
Però mi sarebbe garbato davvero ascoltarlo/vederlo alla festa del Vernacoliere.
Forza al tuo ginocchio!
giugno 9th, 2006 at 13:41
Sentite questa proposta, Loungerie:
ho scoperto e visto i vostri video su YouTube e, siccome secondo me siete di molto bravi, mi piacerebbe intervistarvi per Kinobit. Segnalando meglio i video e sviscerando un poino il vostro ensemble.
Che ne dite?
Si pole fa’?
giugno 9th, 2006 at 17:53
si sipuòfare. Siamo felici di partecipare. Facci sapere come e quando.