Categoria ‘docu’

Com’è bello il vino…

maggio 2nd, 2007

“Questa vita è corta,
è scritto sulla pelle.”

ciampi
Mentre in Inghilterra infuriavano sesso, droga e rock’n'roll, in Italia, poveracci com’eravamo, contadini e straccioni fino a trent’anni prima, la musica rock veniva chiamata “leggera” e, più che altro, al posto della droga, si beveva vino. Come si era sempre fatto.
In Toscana, poi, di vino ne è sempre scorso a fiumi e, se i fiumi vanno tutti a sfociare in mare, a Livorno si beveva anche di più. Il quartino, in Toscana, non ha ancora perso il suo significato originario e bere non è mai stata una moda, ma quasi un bisogno primario come mangiare, nemmeno adesso che il vino è diventato, sì, di moda. Anche solo trent’anni fa, negli anni settanta, quelli che bevevano il vino non avevano la “r” moscia e il biologico era un’utopia, i solfiti una prassi e l’etanolo una pistola da roulette russa. C’è stato del vino che ti faceva diventare cieco, che ti bucava lo stomaco, che ti si attaccava al respiro peggio del fumo dei focolari sui muri delle cucine. E il vino ne portava via più dell’eroina. Il sessantotto e il settantasette appartenevano ai giovani, anticonformisti, rivoluzionari, antiborghesi, non agli operai e ai contadini che passavano le sere nelle case del popolo o nei baracci di provincia.
(continua…)

L’anniversario di un font

aprile 17th, 2007

Helvetica, Berlino
Avete mai pensato di festeggiare l’anniversario di nascita di un font?
Si, proprio di un carattere da stampa.
In un mondo alieno all’Italia questo succede e lo si fa realizzando un documentario sul font in questione, con le interviste ai designer che lo usano e lo amano, proprio come se si dovesse celebrare una persona in carne ed ossa.
Il font in questione è l’Helvetica, famosissimo, salito alla statura di classico della tipografia moderna: un carattere senza grazie che ispira modernità e rigore. (continua…)

Olivetti, fabbrica illuminata

marzo 15th, 2007

«Nel febbraio del 1956 (…) la Olivetti e la città legata al suo nome potevano ben essere pensate come una moderna Atene periclea, una nuova montefeltresca Urbino. Di Urbino era Paolo Volponi, arrivato anche lui proprio in quei giorni ad occuparsi, come direttore dei servizi sociali, di asili, di mense, di assistenza sanitaria, di colonie estive, di “memoriali” (…). A Ivrea non si poteva non sentirsi nel mondo: per la quantità e la qualità delle persone che vi circolavano, degli stimoli che ne derivavano. C’erano economisti come Franco Momigliano e Gian Antonio Brioschi, sociologi come Luciano Gallino e Roberto Guiducci, giovani funzionari come Franco Tatò e Guido Rossi e tanti architetti (…), poeti come Leonardo Sinisgalli e Franco Fortini, scrittori come Ottiero Ottieri e Soavi, Giancarlo Buzzi e Libero Bigiaretti, studiosi di teatro come Luciano Codignola e Ludovico Zorzi. Ognuno aveva una responsabilità aziendale.»
Giovanni Giudici - Ivrea. L’utopia dell’ingegner Adriano, “Corriere della Sera”, 17 febbraio 1998.

In Italia c’è stata un’industria che era qualcosa di più di un’industria, che reinvestiva capitali in cultura e sociale in modo già anacronistico allora, impensabile adesso che i manager spolpano le aziende fino all’osso, mangiando anche i tendini, la pelle e il grasso, oltre che le carni.
“Elea classe 9000″ è un video documentario della Olivetti, in cui la parte grafica fu curata da Giovanni Pintori, uno dei massimi talenti della grafica italiana del boom, responsabile e artefice dell’immagine dell’azienda di Ivrea per molti anni e in modo memorabile.

Olivetti e Pintori

Link diretto al video (32m 15″, Windows Media Video, video streaming).

Si coglie così anche l’occasione per visitare il sito dell’AICA, nel quale il documentario è contenuto, pieno di materiale video che merita un bel po’ d’attenzione.

Segnalazione via Typomilan e Sergio Polano.