Teleshop: AK47 for sale?

Teleshop - Amnesty International
Nell’imitazione dello stile di vita americano siamo i primi al mondo. Abbiamo importato qualunque prodotto, dalle basi nucleari alla festa di Halloween. Era maturo il tempo di adottare anche il suggestivo diritto di sparare a vista. Con la nuova legge però abbiamo superato il maestro. Come è accaduto ieri a Castelnuovo del Garda. Sono un consumatore di svariate merci made in Usa, una per tutte i telefilm del tenente Colombo. Ho amato il cinema e la letteratura americana. Rinuncio a comprendere la loro idolatria della proprietà privata che arriva a concedere il diritto di ammazzare chi viola un domicilio.
(Erri De Luca, da il manifesto)

Arriva con un paradossale tempismo lo spot (per le sale cinematografiche) creato da Mother per la campagna contro l’uso e la vendita delle armi commisionatogli dalla sezione britannica di Amnesty International.
Novelli vannemarchi o baffi che invece di vendere alghe, oroscopi o finti swatch ti ammansiscono con la cadaverica e precisa affidabilità di un AK47: dovremo mica arrivare a questo?

Link alla media page (vari formati, anche per Ipod e PSP) – Via Protect The Human – Amnesty International.

Steal This Disc

Steal This Disc - by Nat Segaloff
[Via]

Pur di fare il vostro film ne fate tante e vi sbattete come meglio potete: chiedete anche soldi in prestito agli amici, cercando di rispettare i vostri principii ché siete un sincero filmaker indipendente, non un affarista.
Va finire che, tra mille salti e corse, il film lo fate ma, l’accordo economico con le major della distribuzione vi inizia puzzare un po’.
Le multinazionali del cinema vi danno 5 cents per ogni copia di dvd del vostro film che viene venduta.
Allora vi vengono in mente quelli che scaricano e rippano e torrentizzano.
E gli dite che fanno bene.

Nat Segaloff ha fatto tutto questo: “Steal This Disc”, due minuti d’incazzatura seria interpretati da Callard Harris, in uno stile camera a mano tra il vlogger e cine-verità.
Two wrong don’t make a right ..but it’s a start.

Link diretto alla pagina del video (.mov, 8,8 MB, durata: 1 minuto e 55 secondi)

Milk Gone Wild

Milk Gone Wild
Altro video prodotto dal PETA – People for the Ethical Treatment of Animals – l’organizzazione che dal 1980 si occupa della protezione e del rispetto dei diritti degli animali.
Stavolta si tratta di una campagna d’informazione, di ispirazione vegana, che vuole spingere i consumatori di latte a riflettere su un paio di cose:
per svariati motivi bere il latte di mucca non è che poi sia tutta questa gioia per la salute;
le mucche che lo producono sono trattate – almeno in scala industriale – non troppo bene.

Lo spot in questione doveva andare in onda anche durante il SuperBowl, ma la televisione ha rifiutato di farlo – io credo non tanto per le tette finte da mucca che le ragazze fanno flashare fuori, quanto per le immagini degli animali riprese negli allevamenti.

Io di latte ne bevo pochissimo forse anche perché il mio babbo, pur non essendo assultamente vegano, mi rammenta da sempre: “Io berrò il latte solo quando le mucche mangeranno l’uva..”

Link diretto alla media page dove potete vederlo online (.swf) o scaricarlo (.mov, zippato 7 MB, durata: 3 minuti e 14 secondi)

Fur Is Dead

Fur Is Dead - Trent Raznor for PETA
“La situazione dei diritti in Cina è peggiorata». Il paese ha fatto passi da gigante sotto il profilo economico e industriale, ma i lavoratori sono sfruttati in modo disumano, il welfare è inesistente e la divaricazione tra città e campagna si allarga.”
(Amnesty International – Rapporto sui diritti umani per l’anno 2005 – via Rassegna.it)

La Cina e i diritti umani.
Ma, insieme, anche la Cina e i diritti degli animali:
ogni anno sono milioni i cani e i gatti trucidati per le loro pellicce – usate per la maggior parte per foderare i polsini e i colletti di vestiti che poi saranno comprati nei sacri mercati d’Europa e Stati Uniti.

Il trattamento che questi animali subiscono è barbaro come sa essere barbaro l’uomo quando usa il prossimo come un mezzo e non come un fine (se non volete scomodare il Gesuccristo, basta fidarsi di Kant): stipati in gabbie e maltrattati solo per poi farli strangolare, dissanguare, bastonare a morte e infine scuoiare.

Nel concetto di prossimo per me rientrano anche gli animali e così son contento la pensi anche Trent Raznor – anche geniale creatore del progetto Nine Inch Nails – che per la PETA TV – animal Rights TV ha creato questo video shock – reale e duro quanto sanno essere gli uomini quando son mossi dagli spiriti animali del peggior capitalismo di seconda o terza mano.
Anche se non ce la fate a vederlo, spero non compriate e non desideriate mai una pelliccia – nemmeno ai polsini o al colletto.

Link diretto alla media page da cui scegliere velocità e player (durata del video: due minuti)

Codec Tv: intervista al FFF

Codec.tv - Intervista
Valga da intro e da excusatio non petita
l’ammetto subito: questo post puzza un po’ troppo d’autoreferenziale, a partire dalla foto di me sulla poltroncina della sala stampa del FFF, ma vi garantisco che c’è molto più del mio narcisismo da quattro soldi in questo bel servizio di Codec.tv che ha intervistato Alberto Cecchi, Craig Swann, Benedetto Habib e il sottoscritto appena dopo la tavola rotonda bolognese intitolata: “Il web e le trasformazioni del linguaggio televisivo”.

Io continuo a pensare che la peculiarità forti del media vlog siano:
– la possibilità di rompere le barriere d’accesso al fare/essere media,
– la disintermediazione * – ossia l’assenza di filtri e editori che diano la linea e decidano che cosa sia pubblicabile,
– la forte componente individualistica del mezzo che però presuppone un grado di assunzione di responsabilità ancora maggiore rispetto ai media mediati.
– l’essere interconnessi in una scena (la vlogoscena, non la vlogosfera) che permette contaminazioni e convergenze nel rispetto delle soggettività che in essa agiscono.
Poi ci sarebbe anche tutta l’analogia tra vlog e punk, ma stavolta ve la risparmio.
Vi lascio invece all’intervista.
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Il potere sovversivo di una marionetta

Il potere simbolico del cinema di animazione è fortissimo e penetra le menti con una facilità disarmante.
E lo sapevano bene in Cecoslovacchia, nel 1969, quando tutte le copie di un cortometraggio vennero confiscate in modo che nessuno potesse visionarlo. Il corto in questione si chiamava “Ruka” (“La mano”) e dimostrava quanto sovversive potessero essere delle marionette di legno, animate sì con estremo realismo, ma addirittura senza la bocca per parlare (perché il loro padre-autore credeva nell’idea che fosse barbaro cercare di far parlare un pupazzo).
Ruka
Il regime comunista occultò il film per venti anni o giù di lì; aspettarono la morte del geniale autore, Jiri Trnka , artista innovativo e profondamente legato al suo popolo e alle sue tradizioni, per confiscare le copie.
Ma come può una marionetta dal naso sproporzionatamente grande far tremare un regime?
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Black Day to Freedom

Black day to Freedom

Beyond™ nasce dalla collaborazione tra il professor Glenn Hardaker dell’università inglese di Huddersfield e il designer Rob “the Ronin” Chiu: il progetto nasce per portare in primo piano questioni sociali e responsabilità individuali e collettive – responsabilità da risvegliare attraverso la creatività di chi crede e vuole un cambiamento sociale.

Da queste radici son nati un libro e un dvd: contributi e ricerche sono arrivate volontariamente da artisti digitali, fotografi, scrittori, multimedia e graphic designer, copywriters sparsi in tutto il mondo.
“Black Day to Freedom” – “Giorni neri per la libertà”, nel suo primo issue, affronta il problema delle guerre ai civili e dei tragici e conseguenti spostamenti di massa di individui in cerca di un tetto migliore, sotto cui far riposare le cicatrici di cui non hanno colpa.
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Vlog and Punk – A Blob

Vlog and Punk

Hey! Ho! Let’s Go!

Un blob di vlog: parte tutto dalla Vlog Anarchy di Michael Verdi ( di cui si parlava nel post appena sotto) alle dimostrazioni di Insurgent, dalla grana in bianco e nero di Chasing Windmills ai bonnieclaideschi Ryanne e jay, dall’uovo stregato di Richard BF alla libreria preferita di Josh Leo, dai Macteens documentati da Steve Garfield all’old style film di Augenblick, dagli effetti speciali del Sara’s Corner al ralenti saturo di duncan.

Spero che sabato mattina al Future Film Festival questa carrellata di vlogger esteri sia servita a illustrare un fenomeno che è in pieno sviluppo; non ho volutamente messo vlogger italiani (se escludete il mio visodibischero finale) sia per non fare preferenze, sia perché sia di stimolo alla crescita d’una scena variegata, indipendente e senza vincoli o timori reverenziali rispetto a nessun media.

Poi magari quando l’avremo montato (grazie a Davide che ha ripreso tutto integralmente) si metteranno online anche degli estratti dagli interventi della tavola rotonda; intanto n’approfitto per salutare Luca Vaglio, Alberto Cecchi, Craig Swann, Benedetto Habib e tutti gli organizzatori e gli addetti del Future Film Festival che m’han dato quest’opportunità di spreading the “videoblog” word.

Magari tra qualche giorno potrete rivedere un po’ d’interventi e d’interviste anche su Neapolis e su Codec.tv (sia in rete che in televisiùn).

Spazio personale: sul blogghetto mio poi mi garberebbe parlare del bravuomo, del ginoperso, di mik e cri e di quanto mi fa piacere rincontrarli tutte le volte che si può.

Ora basta: accedete al resto del post e beccatevi ‘sto blob (Exit music by Declino, “Scelte imposte”)
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Vlog Anarchy – Michael Verdi

Vlog Anarchy - Michael Verdi
“I’m making stuff up and putting it on the Internet and.. you can’t do shit about that.”
(Micheal Verdi)

Micheal Verdi, you’re perfectly right!
Sì, ché io credo che ingabbiare il videoblog già adesso in qualche definizione e/o entro steccati estetici e etici sarebbe sbagliato.
Il media vlog in questo momento ha solo bisogno di espandersi il più possibile – rizomaticamente direbbe qualcuno – sperimentando qualsiasi tipo di stilema narrativo e creando un primo linguaggio d’amalgama in cui la contaminazione deve essere fomentata in un magnifico corto circuito; io sono sicuro che se il numero delle persone che iniziano ad usarlo cresce, aumenterà anche il grado di mutua influenza e d’arricchimento del singolo vlogger che ha agito per aprire le porte – il gatekeeper è a pisciare: forza, tutti dentro! – a più persone possibili. *

Vlog Anarchy, il fervente e stimolante videopost in cui Verdi esprime la sua diffidenza verso manifesti o definizoni di sorta – tira in ballo un paragone col punk: parlando sabato mattina a al Future Film Festival dei vlog è stato utilissimo citare il videopost di Michael come primo estratto d’una sorta di blob (vlog-soup o remix chiamatelo come volete) che ho assemblato proprio per cercare di descrivere, parzialmente, lo spettro variegato di stili, contenuti e scopi della vlogoscena internazionale.
Entro oggi questo mio blob di vlog – che si chiama “Vlog and Punk” – sarà online anche su Kinobit, anche perché mi piace considerarlo una sorta di commento al “Vlog Anarchy” originale per il quale Verdi stesso – nel videopost che potete visionare dal link diretto qui sotto – incita i vlogger a non lasciare commenti testuali o a scrivere e-mail, ma a sostanziare il proprio punto di vista tramite un videopost (così come hanno fatto molti videoblogger di cui potete vedere le opere, ispirate a Vlog Anarchy, nei commenti al post di Verdi e in appositi post successivi)

* Michael Verdi è anche uno dei quattro fondatori di Node 101 – un meravigliso network di media center gratuiti e pubblici in cui le persone possono imparare a creare e gestire un videoblog – di cui si riparlerà a breve ché l’inziativa è davvero meritoria d’essere spiegata e presa a modello.

Link diretto al video (.mov, 19,3 MB, durata: 4 minuti e 49 secondi)